La fisica delle particelle viene comunemente percepita come un mondo lontano, qualcosa di nascosto nelle viscere della Terra, dove giganteschi dispositivi sperimentali accelerano vorticosamente le particelle o ne rivelano il passaggio fra poetici lampi di luce e molto più prosaici dati sui monitor.
Eppure, con pochi semplici oggetti è possibile realizzare un rivelatore di particelle, per svelare ad esempio il passaggio dei raggi cosmici secondari, ovvero quelle particelle che si creano nell'alta atmosfera, quando altre particelle provenienti dallo spazio colpiscono gli atomi dei gas terrestri.
Il rivelatore in questione è la camera a nebbia, storico dispositivo inventato dal fisico scozzese Charles Thomson Rees Wilson nel 1911. Ormai non più utilizzate, le camere a nebbia vantano un buon palmares nelle scoperte della fisica precedenti alla Seconda guerra mondiale. Soprattutto, è di una camera a nebbia la prima fotografia a immortalare un positrone, cioè una particella di antimateria, tale e quale all'elettrone, ma con carica positiva.
Per realizzare la condizione di soprassaturazione, si possono seguire due strade. La prima è quella propria delle camere a nebbia sperimentali utilizzate in passato nei laboratori di fisica, dove un pistone permette una rapida espansione adiabatica (senza scambio di calore con l'esterno), durante la quale il vapore raggiunge lo stato di soprassaturazione. La seconda è quella che permette di costruire una camera a nebbia anche a casa. Più o meno.
Ed è questa seconda via che abbiamo utilizzato, con i due ragazzi della I Liceo scientifico dell'Istituto di insegnamento superiore "Adone Zoli" di Atri (Teramo). Insieme a Federico e Augusto, ci siamo procurati una vaschetta per i pesci, uno strato di alluminio, feltro nero, vernice nera, silicone sigillante nero, nastro adesivo nero, alcol isopropilico e ghiaccio secco (anidride carbonica allo stato solido, con una temperatura di –79°C).
Abbiamo posto lungo la base della vaschetta una striscia di feltro nero, che è stata poi "inzuppata" di alcol isopropilico. La lamina di alluminio (ottenuta con fogli di alluminio da cucina sovrapposti) è stata dipinto di nero solo da un lato ed è servita per chiudere il lato scoperchiato della vaschetta, che è stata quindi sigillata e isolata dall'esterno. La vaschetta capovolta è stata posta su uno strato cospicuo di ghiaccio secco, mentre sulla parte superiore (dove era presente il feltro con l'alcol) una lampada ha provveduto a mantenere una temperatura tipido-calda. Il forte gradiente di temperatura fra il fondo (a –80°C circa) e il lato superiore (a oltre 20°C) ha permesso di ottenere la condizione di soprassaturazione di alcol scendendo all'interno della vaschetta, divenuta in circa dieci minuti una camera a nebbia.
Una bella soddisfazione... Sarà mica la sveglia radioattiva a portare bene?



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