Non c'è (il) tempo
Improvvisamente, venne a mancare il tempo. Ok, bella scoperta. Chi non è in affanno? Chi non lo è mi chiami, ho qualcosa da assegnarle/gli. E proprio nel pieno, o meglio nel vuoto temporale, ho deciso di fermarmi ed esprimere una riflessione che mi attanaglia dai tempi della scrittura del Manuale degli Esperimenti.
I capitoli del suddetto volume snocciolano grandi invenzioni ed esperimenti memorabili, dal fuoco dell'Homo erectus a internet dell'Homo (non tantus) erectus. E allora il problema, dov'è? Nella fascia di età che dovrebbe leggere il libro. Dagli 8 anni in su. Il problema è la percezione che i bambini hanno del tempo storico e come possono collocare i fatti nei vari secoli.
Il problema è complesso, ma sembra coinvolgere diversi aspetti della vita dei pargoli. Cominciamo dalla scuola.
Non ho i numeri per fare uno sondaggio, ma ascoltando al volo alcune maestre, in testa alla classifica delle riforme scolastiche più "azzeccate" (lo scrivo solo perché ricorda la vera parola che vorrei scrivere...), ci sono "l'eliminazione degli esami in quinta elementare" e "la riforma dell'insegnamento della storia". Scusandomi con le maestre in ascolto, spiego brevemente: da circa cinque-dieci anni (difronte a disastri del genere, anche la super-memoria delle maestre vacilla, quindi non si hanno date certe), la storia nelle scuole primarie comincia con l'uomo delle caverne e finisce poco dopo, ovvero ai tempi dell'Antica Roma. La riforma "colpevole" è quella di una certa Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti ed è datata 28 marzo 2003. Oltre a sconvolgere la storia, la riforma suddetta blocca la consapevolezza scientifica dei bimbi al nozionismo naturalistico più vetusto, roba da musei universitari. Il risultato è che i bambini sanno più di me su come sono fatte le foglie, ma non sanno con quale materiali è fatta la loro vita quotidiana. Stupefacente. Ed è grazie a riforme del genere se i Maghimatici hanno tanto da lavorare.Direte voi: è giusto, sono piccoli, come si può spiegare il medioevo, il rinascimento, l'ottocento, il temutissimo novecento, etc. etc. a giovanetti così in erba. Diranno altri (fra i quali io): ma allora perché a noi ora non più giovanetti, era dato sapere tutto questo alle ex-elementari. Non dimenticherò mai un'immagine del sussidiario, un supermercato americano con una bella didascalia che raccontava come i due mondi contrapposti erano il consumismo della società capitalista contro il collettivismo della società comunista.
Va bene, va bene. Magari, c'è qualche imprecisione, ma fatto sta che a soli dieci anni, solo 25 anni fa, ti raccontavano la società (a proposito dei defunti esami, mi ricordo che portai la Francia in geografia, che per la cronaca ora si ferma all'Italia, secondo la funambolica riforma Moratti).
Torniamo al Manuale degli esperimenti. Come fare a spiegare quando è vissuto Galileo Galilei? I nonni dei bimbi si fermano ormai al secondo dopoguerra. E poi sorge un altro problema: mentre prima i nostri nonni, sicuramente i bisnonni, vivevano bene o male ancora come Galileo (va bene, va bene, non proprio, ma quasi), i nonni degli attuali bimbi vivono invece come i bimbi, nel senso che hanno da sempre utilizzato televisori, frigorifero, lavatrice, riscaldamenti, etc., etc. Che cos'è per un bambino di oggi il "seicento"? Eppure i primi anni di scuola si batte molto sulla cronologia, ovvero sulla classificazione temporale dei fatti, ma con quale obiettivo? Arricchire di nozioni sul paleolitico, il neolitico, i sumeri (che poi non si dicono neanche le cose belle della matematica della mezzaluna fertile e degli egizi...), etc.
Così, il bambino torna a casa e capita, ma dico "capita di rado", che si trovi difronte alla tivi... E cosa vede? Cartoni animati. E vai, i cartoni animati hanno sempre una storia da raccontare che comincia e finisce, che si snoda lungo una linea temporale precisa e magari presenta un'epoca passata... Ah, no? L'impianto è sempre quello delle puntate singole? Sconnesse le une dalle altre...? Ma no, Heidi, Belle & Sebastien, i Cavalieri dello Zodiaco... cosa? Ben Ten, I fantagenitori, SpongeBob, Angels & devils, tutta roba senza uno straccio di linea temporale. Qui vi frego: le Winx! Sì, ma dove si svolgono le vicende? Boh. E quando? Aspetta. Fermiamoci un attimo. Facciamo vedere ai bambini l'arrivo di Heidi a Francoforte (da notare che gli scenari erano di un certo Hayao Miyazaki, sconosciuto alla fine degli anni settanta, e che riprese gli stessi scenari per Il Castello errante di Howl, venticinque anni dopo). Guardiamolo su youtube, se lo troviamo. C'è l'ottocento. C'è l'emigrazione. C'è la nostalgia per un ritorno impossibile. Ci sono i temi dell'affetto senza confini. C'è la volontà di vivere e la voglia, nonostante tutto, di trasmettere a chi soffre questa volontà di vivere. Non ci sono magie, mostri, scontri, scoppi, sbammi, sensi (doppi), nonsense, e altre cose.
Torniamo al tempo. Come farsi capire allora dai bambini quando si parla di "tanto tempo fa"? Ho provato diverse vie. Non che sia sicuro del risultato, ma può servire, se non altro come base per un dialogo aperto:
- ho evitato di riportare le date... è come cercare di spiegare in terza elementare la formula risolutiva dell'equazioni di secondo grado;
- ho preferito buttare lì, enfatizzandolo laddove necessario, il numero approssimato di "quanti anni fa" ... ciò si sposa maggiormente con gli studi embrionali dei bambini sulla linea del tempo;
- ho collegato temporalmente gli avvenimenti vicini nel libro, in modo che, pur non capendo di quale epoca si stia parlando, almeno sia evidente come un avvenimento venga dopo un altro, soprattutto come una scoperta sia stata frutto degli studi, delle ricerche e delle innovazioni precedenti.
Già, perché di scienza si sta parlando. E la scienza ha bisogno del tempo, anche fra i bambini. Perché la scienza non cade come una mela da un albero sulla testa dei bambini. E se cade in testa a uno scienziato che cambia la storia, cioè il flusso degli avvenimenti nel tempo, i bambini neanche lo sanno. È frutto di passi, spesso lentissimi e sofferti, talvolta incredibilmente accelerati. Sono passi che vanno raccontati, vissuti e riscoperti, se si vuole che i bambini trovino nel mondo una strada percorribile verso la scienza.
Mentre oggi, spesso, si vedono cadere nozioni dall'alto e la mela fa solo la bua alla testina. La scienza non ha bisogno di stravolgimenti costanti dei fenomeni naturali, piegati alle esigenze di sceneggiature mozzafiato di format destinati a finire presto nel dimenticatoio televisivo (un trend iniziato negli anni ottanta, che ormai è consolidato). Non ha bisogno, io credo, neanche di personaggi infantili pseudo-genialoidi, tipo Dexter, che presenta un'idea distorta e sfigata, in partenza, del bambino dotato, qualcosa comunque da prendere in giro.
Ridate il tempo alla scienza. E alla storia, ovvio. Riportate tutto a vent'anni fa. E se proprio non si può fare nulla per la Scuola (tranne che diventare Ministro dell'Istruzione e dire "ok, abbiamo scherzato, adesso facciamo sul serio"), dico a voi genitori, ricordate ai bambini l'importanza della memoria, la vostra prima di tutto, quella dei nonni e poi quella della storia, che lo sapevano anche gli Antichi Romani che è "maestra di vita". Ma come faccio io a conoscere tutti i cartoni animati più attuali? Questa è un'altra storia e non c'è più tempo per raccontarla.






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